Rembrandt alla Galleria Corsini: l’Autoritratto come san Paolo in mostra. Storia di un’occupazione francese, di una causa e di un Capolavoro all’estero

E’ bellissimo, ça va sans dire, l’intenso Autoritratto come san Paolo di Rembrandt: opera magnifica, firmata e datata (1661) dal maestro olandese che riuscì a infondere una luce interiore vitalissima negli occhi del soggetto, come a scandagliare la sua stessa esistenza e i suoi segreti allo specchio. Gli artisti non erano nuovi a quel tipo di autoraffigurazioni “nelle vesti” di Santi o come Allegorie, ma certo è che Rembrand qui riuscì in una specie di miracolo: l’opera pare “fotografica” per quanto è realistica, ed è piena di una rara, particolarissima spiritualità quasi intima.

Proveniente dal Rijksmuseum di Amsterdam, che è la sua sede abituale, è in prestito alla Galleria Corsini di Roma, qui esposto al pubblico  fino al 15 giugno 2020 come evento straordinario, dato che l’opera torna in Italia per la prima volta dopo il 1799.

Apparteneva, sino a quell’anno, proprio alla collezione Corsini ed era esposto nelle sale del palazzo alla Lungara; fu infatti acquistata tra il 1737 e il 1739 dal cardinal Neri Maria Corsini per 100 scudi da Marie-Thérèse Gosset, vedova di Nicolas Vleughels, direttore dell’Accademia di Francia a Roma.

Come spesso accaduto alle grandi casate, la  ricca e nobile famiglia Corsini se ne dovette a sua volta privare per questioni economiche; specificamente, dovette far fronte alle contribuzioni forzate durante la durissima occupazione francese che impose dure gabelle agli altolocati a cui anche i Corsini dovettero sottostare. Così, mentre il Principe Tommaso era allora in Sicilia, in sua vece pensò a tutto il “maestro di casa”, ovvero Ludovico Radice: per racimolare la somma richiesta, scelse 25 dipinti della collezione, tra cui la Visione di sant’Agostino di Garofalo, oggi alla National Gallery di Londra, il Sacrificio di Noè attribuito a Poussin, oggi a Tatton Park e l’Autoritratto di Rembrandt, appunto. Li mise quindi in vendita e il noto mercante d’arte Luigi Mirri non si fece scappare l’occasione di venirne in possesso.

Va detto che durante l’invasione francese in Italia moltissimo del Patrimonio nazionale, come sappiamo, finì nelle mani degli occupanti o, a causa delle loro soverchianti richieste economiche, a cui si doveva sottostare, fu venduto: ciò non avvenne per libera decisione di chi se ne privò ma a causa di una vera e propria prevaricazione. Ricordiamo questa premessa e andiamo avanti…

Il primo mercante che approfittò della situazione, Mirri, rivendette una parte di quei preziosi acquisti: all’inglese William Ottley; lo stesso Autoritratto passò quindi di mano in mano tra i principali mercanti inglesi attivi a Roma, da William Ottley a Robert Fagan, da James Irvine a William Buchanan. Un capolavoro on the road, il nostro, che l’ultimo proprietario, il collezionista inglese, grande amante dell’arte italiana Barocca e Rococò, Buchanan, portò quindi a casa, in Inghilterra, nel 1807.

L’opera fu oggetto “di numerosi passaggi collezionistici” -come attesta il curatore dell’iniziativa Romana alla Corsini, Alessandro Cosma – e infine il dipinto giunse al Rijksmuseum di Amsterdam. Ma non è finita qui la storia di questo Capolavoro; infatti, con la fine della Repubblica Romana, nell’800, il primo proprietario dell’Autoritratto e dei lotti della Corsini venduti, ovvero il Principe Tommaso, iniziò una causa contro chi li aveva comprati inizialmente, sia Mirri sia Ottley: voleva fermare l’esportazione dei dipinti, e giustamente, dato che furono alienati a causa di forza maggiore, cioè su indiretta costrizione francese che, come abbiamo poco sopra indicato, si abbattè su molte famiglie nobili in Italia, da cui derivò un’enorme alienazione e dispersione all’estero di importanti patrimoni d’Arte.

Ma purtroppo, allora certe pur lecite rivendicazioni difficilmente finivano positivamente anche se il denunciante riuscì in parte ad avere ragione: riprese alcuni dei suoi beni della cui vista possiamo godere ancora oggi nella Galleria (la Sacra Famiglia di Garofalo, la Madonna del latte di Murillo, il Ritratto del cardinale Giacomo Savelli di Scipione Pulzone, il Ritratto di Giulio II allora attribuito a Raffaello, la Salomè con la testa del Battista di Guido Reni, i Cacciatori a cavallo di Philips Wouverman). L’Autoritratto, invece, non tornò a casa: restò ad Amsterdam. Amen.

Dobbiamo quindi a questa mostra se lo possiamo riavere temporaneamente qui, e nella disposizione originaria 700esca, quella voluta da Neri Maria Corsini; potremo, anche, apprendere la storia più precisa di quella dispersione dei quadri Corsini nel 1799: la ricostruzione è resa possibile grazie ai documenti originali, oggi conservati presso l’Archivio Corsini di San Casciano in Val di Pesa: lettere, stime e atti processuali, permetteranno di raccontare al pubblico uno dei momenti più critici e difficili per il patrimonio culturale italiano.

Una selezione delle stampe originali di Rembrandt appartenute alla famiglia Corsini, costituirà inoltre l’occasione per ricostruire l’apprezzamento che la famiglia aveva nei confronti dell’artista olandese, di cui possedevano oltre 200 stampe conservate allora nella biblioteca del palazzo alla Lungara, aperta al pubblico e agli studiosi fin dal 1754, e oggi conservate all’Istituto centrale per la grafica.

La mostra sarà accompagnata da un catalogo illustrato, edito da Allemandi, con i saggi di Ebe Antetomaso, Jonathan Bikker, Giovanna Capitelli, Alessandro Cosma e schede di Gabriella Bocconi e Isabella Rossi.

Ricco il programma di attività collaterali:  tre conferenze (date e relatori in via di definizione) su Rembrandt e le incisioni, sugli Autoritratti di Rembrandt e su Roma depredata durante e dopo la Repubblica romana;  tre visite guidate gratuite con Alessandro Cosma, curatore della mostra, il 6 marzo, 17 aprile, 15 maggio 2020; alle ore 17.00 (partecipazione inclusa nel prezzo del biglietto. Appuntamento davanti alla biglietteria, fino ad esaurimento posti, max 25 persone); sei visite guidate gratuite previo acquisto del biglietto: venerdì 20 e 27 marzo, 10 e 24 aprile, 22 e 29 maggio alle ore 17.00 a cura del Dipartimento Educazione e Ricerca del museo (partecipazione inclusa nel prezzo del biglietto.

Appuntamento davanti alla biglietteria, fino ad esaurimento posti, max 25 persone); due appuntamenti (date in via di definizione) dedicati a pubblici con esigenze speciali. Le visite sono pensate per garantire una migliore accessibilità alle collezioni e alle mostre delle Gallerie Nazionali; una serie di attività per i bambini dai 6 ai 12 anni, a cura dell’Associazione Si pArte!: ogni sabato (dal 29 febbraio al 13 giugno, escluse le giornate a ingresso gratuito), alle ore 16.00 (prenotazioni e info: didattica@barberinicorsini.org).

INFO MOSTRA

di Barbara Martusciello
foto a cura dell’organizzazione della mostra
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