Michelangelo Arizzi e le sue EvocaAzioni animano lo spazio FotograficaMonti di Antigallery a Roma

Con la mostra di fotografie di Michelangelo Arizzi titolata EvocaAzioni prosegue la rassegna FotograficaMONTI curata da Barbara Martusciello da AntiGallery a Roma e giunta al suo settimo appuntamento.

Nelle intenzioni della curatrice, e con l’entusiasmo dei gestori del piccolo, accogliente spazio capitolino, si vuole proporre mostre a cadenza ciclica in cui, coinvolgendo fotografi e artisti che si esprimono con la fotografia.

L’idea – ci dicono Davide Lombardi, Marco Piccolino e la Martusciello – è che “si apra un’ideale, ampia panoramica nel segno del linguaggio fotografico, intendendo, anche, fare di AntiGallery un informale ma dedicato luogo del confronto sulla produzione fotografica, non solo espositivo”.

Un progetto importante e free in cui anche molti esordienti, giovani e autori non mainstream possano, quindi, esporre ed esporsi al pubblico e ai colleghi, oltre che agli “addetti ai lavori”.

Molte le mostre che si sono succedute: un interessante parallelismo tra Fabio De Benedettis e Fabrizio Borelli sull’ampio argomento della presunta marginalità, sia delle persone che di luoghi del mondo; la personale di Guido Laudani sul mondo del Burlesque a Roma; una concettualistica riflessione sulla Televisione intesa in due modi differenti rispettivamente da Stefano Esposito e Fabio Gasparr; ritratti del mondo della notte, della cultura e dell’arte a Roma di Paolo Torella; l’elegante personale di Marco Bucchieri, con le sue foto intimiste e di radice letteraria; il curioso binomio – un lavoro a quattro mani – tra Laudani e Gasparri che hanno proposto Muse contemporanee; infine, con questo 7° appuntamento, la rassegna continuerà da gennaio in poi con le mostre rispettivamente di Ferdinando Gatta e di Joseph De Felici per andare avanti con ulteriori selezioni fotografiche nei prossimi mesi.

Ora è la volta di Michelangelo Arizzi, che propone una pittura digitale dove la Fotografia è un mezzo che contribuisce a una narrazione evocativa assai personale, che cita e rifà scenari, in particolare qui della storia dell’arte, ad esempio, ma sempre partendo da un set reale. La ricostruzione è poi rielaborata e si carica di altri elementi che affondano le radici nel mondo esoterico, surreale, visionario.

Come ci ha detto la curatrice:

“I modelli – pochissimi quelli maschili – sono messi in posa sulla falsariga di un’opera d’arte individuata; lo scatto, quindi, immortala tutto che è poi lavorato, usato per una trasformazione estetica e poetica. Nascono così, su carta fotografica, i mondi onirici di Arizzi che richiamano l’arte: classica, greca, delle Veneri statuarie, del Neoclassicismo della Paolina Bonaparte del Canova; e la raffigurazione di genere delle Nature Morte; il Surrealismo, la Metafisica… Quella di Arizzi è una contaminazione dove il corpo è sempre molto presente; è reso protagonista creando una cronaca in cui il soggetto principale è la figura femminile; con essa l’autore gioca, con ironia, permettendo allo spettatore di aggiungersi al gioco, di partecipare nel riconoscimento della figurazione di partenza; soprattutto, fa giocare lei, nelle sue innumerevoli sfaccettature – dea, Monna, Madonna, modella, entità indistinta tra passato e presente o personalità contemporanea –, con il facsimile e l’arte del travestimento.
Arizzi evoca e rievoca azioni – da qui il titolo della mostra –, concrete o solo fantasiose, in cui qualcosa è accaduto e accadrà. Vagheggia, preleva, usa, mescola impressioni e illuminazioni avute – e trattando di fotografia, i due termini sono quanto mai appropriati – e ricostruisce cosmi arcani abitati da presenze muliebri irreali; queste occhieggiano la mitologia (Dafni e Cloe con il loro amore pastorale; la Venere più che mai attualizzata), si rispecchiano in ritratti rinascimentali (Venere con Verza – che pare strabica nel tentativo di mettere a fuoco il soggetto vegetale), si coinvolgono in barocche sinfonie compositive, rianimano riproduzioni preraffaellite (come la sua Ofelia shakespeariana, con lunghissimo strascico bianco in sospensione sull’acqua), memorie oniriche (in particolare rivolte ad Alberto Savinio e ai suoi uccelli-muliebri e a Max Ernst, specialmente delle illustrazioni per Une semaine de bonté, 1934), celebrazioni metafisiche, e tanti omaggi la luce caravaggesca; si percepisce un po’ ovunque un’atmosfera fantasy, talvolta più grottesca, e l’aleggiare degli influssi dei poeti maledetti e di qualche cattivo maestro; non solo: ambientazioni da graphic novel, narrazioni di rimando Gothic, e il rasentare di un climax dal kitsch al trash.
Eppure, oltre la citazione e superando la finzione, tali personalità figurate sono assurte a possibili eroi del nostro tempo: di cui queste manipolazioni digitali cercano di esplorare i legami intessuti con un immaginario artistico ormai generalmente e popolarmente metabolizzato ma soprattutto le tante anime, psicologie e immagini di sé”.

AntiGallery, Piazza degli Zingari, 3 Roma – 338.7784993
Opening: giovedì 19 dicembre 2019 ore 18:30 – 22:30
AntiGallery resta aperto a seguire fino alle ore 02:00.
La mostra è in corso sino all’8 gennaio 2020
Orari: lunedì, martedì, mercoledì, giovedì, venerdì, sabato h 18:30–03:00; domenica: 18:00-02:00.

a cura di Stefano Dari Torricelli
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