In potenza sono tutto. Cecilia Luci e il suo progetto sullo Spazio e il Tempo personali e universali

immagine per Cecilia Luci

“Le celle mi colpirono sin dalla prima volta che le visitai, diversi anni fa. Solo in seguito capii cosa fare di quella sensazione e di quelle delle voci che mi avevano rapita, permeata e trattenuta lì per tanto tempo, in quello spazio sovrasensibile apparentemente inesistente.
Le voci vogliono essere ascoltate, strappate a quella reclusione, l’unica via non è la sottrazione, la negazione dell’accaduto, ma l’amplificazione degli accadimenti di quel luogo antico abbandonato e dei suoi segreti che trama per essere rivisto, rivisitato, curato.
Attraverso questo progetto mi interessa sondare lo spazio temporale antico e quello attuale, e carpire la reale permeabilità tra i due mondi.
Lo spazio, compresso ed estraniante, misura l’impossibilità ad agire una scelta da parte delle segregate, delle monache sentinella, del pubblico coinvolto nell’azione delle performers monache nel corridoio”.

Così dice Cecilia Luci (Roma, 1970) suo lavoro proposto ad hoc in quella che è una casa, accogliente, per le donne, la città, la sua collettività, e che ha rischiato e ancora rischia di “sparire” per ciecità istituzionale, ad oggi forse più illuminata sulla via di Damasco... tant’è. Cecilia, che ha già organizzato iniziative a sostegno di questo bene comune e luogo capitolino e non solo – con incontri e lezioni su Arte e Cultura, a ingresso libero con contributo volontario, con la partecipazione e la conduzione di storici, critici d’arte, addetti ai lavori che hanno contribuito alla causa gratuitamente – porta qui questa sua nuova opera.

Cecilia Luci si forma praticando inizialmente diversi fronti: quello artistico, quello alla Facoltà di Architettura di Valle Giulia e quello nel campo della recitazione.

L’Arte e la Fotografia sono però la sua grande passione già dal Liceo; raffina questa propensione che diventa il suo linguaggio che è fatto e dà luogo a una contaminazione visiva e poetica originale che si concentra su ricerche articolate, tutte improntate alla conoscenza profonda del sé, alla (sua) interiorità, all’inconscio, alla psicoterapia e altri studi: tutte teorie e tecniche atte alla liberazione da tensioni esistenziali…In esse, lo Spazio e il Tempo hanno grande importanza. La stessa artista, qualche anno fa, in una mia precedente intervista, disse:

“La mia ricerca, nell’arte tende al superamento del mio passato (n.d.R.: eccolo anche qui, il rapporto tra Spazio e Tempo!). Credo che ogni artista senta l’esigenza di scavare sia nella sua sia nell’altrui interiorità. Io ho via via lavorato per fare riaffiorare ricordi e toccare profondità personali…”

Cecilia ha la sua storia, dunque, come ognuno di noi ha la propria, e molti bagagli ed esperienze personali che si palesano nelle opere di un artista sono riconoscibili e condivisibili da tutti: è anche per questo che l’Arte è importante e necessaria alla collettività…

In fondo, una simile ricerca dentro noi stesso tendiamo a farla tutti, ognuno a suo modo e con gli strumenti che si hanno a disposizione o che si cerca di trovare: Cecilia usa pratiche particolari e poi riassume questa esperienza nell’Arte e con l’Arte. Per lei è un campo di sperimentazione e “raccogliticcio” di tali input: un po’ come la tela bianca nelle sperimentazioni degli anni ’60 e ‘70. E ancora oggi.

  • Progetto di Cecilia Luci
  • a cura di Benedetta Carpi De Resmini
  • Mercoledì 23 gennaio, dalle ore 18:30
  • Via San Francesco di Sales 1a Roma
  • Casa Internazionale delle Donne
  • Cecilia Luci visual artist Mobile 0039 338 6849269
Testo di Barbara Martusciello // Foto di repertorio
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