Fotografia. La generatrice perpendicolare di Camilla Borghese

immagine per Camilla Borghese

Parlare di Roma anche quando le fotografie di Camilla Borghese parlano di altre città: New York prevalentemente, ma anche Milano e Napoli. Parlare di Roma perché il processo cognitivo per arrivare alla produzione di queste opere parte comunque da una radice romana, da una ricostruzione di visioni di architetture anche distanti nel tempo e nel linguaggio che ritrovano una loro sintesi nel vissuto quotidiano di chi è cittadino di Roma e ne respira la sua storia e la sua cultura millenaria; così, trasforma quelle immagini in un “orizzonte verticale”, per  citare qui parte del titolo di un libro di Stefano Bartezzaghi di qualche anno fa (2007). 

Ecco che la facciata dell’AT&T Building di  Philip Johnson (oggi Sony Building) in una inedita successione di piani perpendicolari diventa, per chi ha quel vissuto, quell’esperienza, la vista in fuga prospettica delle colonne del Tempio di Adriano di Piazza di Pietra. Non puoi non rivivere quella consapevolezza anche al primo colpo d’occhio. E’ una stratificazione, una memoria di chi vive veramente la propria città conservandola dentro come il DNA.

La rarefazione dello spazio fisico è immersione diretta nelle opere, dove la sovraesposizione è portata quasi al limite della bruciatura. L’isolamento del dettaglio architettonico dal contesto urbano e dall’edificio stesso conducono ad una lettura unitaria dell’operazione. La correzione costante delle distorsioni visive dovute alle inquadrature dal basso verso l’alto determinano l’annullamento delle convergenze raddrizzando le linee cadenti e producendo alterazioni impercettibili ma, nello stesso tempo, assolutamente significative.

La linea generatrice è quindi una perpendicolare. L’impressione è di trovarsi di fronte ad opere grafiche o pittoriche e la scomposizione geometrica in forme elementari sorprendono l’osservatore quando poi è indotto a leggere quelle immagini riportandole nell’integrità dell’edificio reale – quasi sempre un’architettura popolare conosciuta anche ai non addetti ai lavori – e inserita nel suo contesto urbano, o più propriamente, per i grattacieli, nel suo naturale skyline.

Questa operazione di scarnificazione e cristallizzazione dell’immagine, come spiega Camilla Borghese, avviene per la quasi totalità durante lo scatto stesso. La giusta apertura del diaframma con un tempo adeguato e condizioni particolari di luce permettono di ottenere questo risultato che sarebbe stato altresì più agevole ottenerlo in un processo di post-produzione ma ne avrebbe nel contempo alterato il significato e snaturato il senso compiuto di quel momento in quell’istante spazio-temporale. La fotografa afferma tuttavia che:

 “il momento da lei prediletto nelle varie fasi del suo lavoro non è quello in cui posa l’occhio dietro il suo banco ottico o qualsiasi altro strumento fotografico, ma quello ben precedente alla fase dello scatto, nel quale l’osservazione di un’architettura si sposa con la coscienza della scoperta dell’attimo temporale in perfetta simbiosi con il punto di vista; tutto il lavoro successivo è il tentativo di creare uno scatto che trasmetta quell’istante che racchiude un’idea, e con essa il tempo e le energie di tante persone che hanno reso possibile quell’architettura.”

Non da sottovalutare anche la scelta del supporto: la carta cotone; questa restituisce matericità anche alle superfici più algide, tipiche di molti grattacieli newyorchesi, assimilando la superficie specchiante e tecnologica dei curtain walls con la pietra a bugna di diamante della facciata barocca della Chiesa del Gesù a Napoli, frutto di sapiente e millenaria lavorazione manuale (inoltre, uno dei primi esempi di bugnato esistenti li troviamo proprio a Roma a Porta Maggiore, 52 d.C).  

La mostra OUTLINE di Camilla Borghese, è ben allestita ed illuminata con equilibrio dei pieni e dei vuoti negli ambienti della galleria SPAZIO NUOVO e ospita 13 fotografie in grandi cornici in ferro in continuità con la recente esposizione allestita presso Castel dell’Ovo  a Napoli e conclusasi lo scorso maggio.  

Camilla Borghese |OUTLINE
  • A cura di Guillaume Maitre e Paulo Pérez Mouríz
  • testo critico di Serena De Dominicis
  • Galleria Spazio Nuovo Contemporary Art
  • Via D’Ascanio 20 (Piazza Firenze), Roma
  • dal 6 giugno al 7 luglio 2018, dal lun. al sab. dalle h 11:00 alle h 19:00
  • info: ppm@spazionuovo.net tel +393409854675
  • Ufficio Stampa: Federica La Paglia – f.lapaglia@gmail.com
Testo & Foto di Paolo Di Pasquale
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