Open solo show Howtan Re

immagine per Howtan Re

Una panoramica museale sulle opere di Howtan Re. A cura di Barbara Martusciello. Dal 17 aprile a maggio 2018. Via dell’Arco de’ Ginnasi, 5 (Largo Argentina) – Roma.

Dell’artista iraniano (Teheran, 1974) che ha ispirato uno spazio dinamico condividendolo nella forma di salotto culturale, cenacolo, start-up e luogo di scambio costante e dialogo tra l’arte, la cultura e la città di Roma, saranno allestiti lavori selezionati solo tra quelli già esposti in musei e kermesse internazionali, pubblicati e parte del suo percorso ventennale nell’arte contemporanea.

Si potranno pertanto vedere opere che – scrive Barbara Martusciello – “hanno un linguaggio pionieristico nel 2004, anno della prima mostra italiana dell’artista e poi del suo successivo accreditamento internazionale. Si tratta di piccole sculture di parvenza figurativa manipolata e di fotografie che mantengono carattere performativo.
Travestimenti immaginifici, veemenza creativa e poetica, una mimica della violenza e allo stesso tempo un più leggero registro ironico sono caratteristiche dei lavori esposti; proprio questa indole meticcia anima i suoi set, che sono poi fermati dallo scatto fotografico” che eterna personaggi solo al’apparenza surreali ed eccessivi.
“L’allestimento, come in una sorta di percorso riassuntivo dentro la sperimentazione di Howtan Re, sottolinea della produzione di questo artista la qualità provocatoria che, in quelle date – quasi quindici anni fa –, seppur condivisa da alcune star internazionali e qualche artista italiano, non era così abituale, soprattutto nella trattazione che egli portava avanti, concentrate su tematiche quali il corpo, il femminile, l’identità e sulle interpretazioni di genere: volte, tutte, a creare visioni ma sulla base di analisi problematiche e soprattutto movimentiste rispetto a molte regole morali, religiose e sociali precostituite.”.

La sua concettualità fu ben compresa e apprezzata già allora da grandi galleristi e istituzioni (la Stella Art Gallery di Mosca, attuale Art Foundation; Virginia Miller Art Space, Miami, Florida, che nello stesso 2005, prima della sua personale, lo invita alla prestigiosa Palm Beach Art Fair; il Museo di Arte Contemporanea di San Pietroburgo etc.); e collezionisti tra i quali Javier Lumbreras (Artemundi & Company Exclusive Art Collections, già collaboratore di Christie’s e Sotheby’s), che acquisterà molte opere di Howtan Re e lo porterà al Bass Museum of Art di Miami, che acquisirà un suo lavoro per la sua Collezione permanente, mentre la stampa di settore pubblicherà su di lui (“Art in America” e “Art News”: maggio 2005; “NY Art Magazine”: copertina, intervista e immagini nell’edizione distribuita all’Art Basel Art Fair). Negli anni, molte sono le partecipazioni a mostre, fiere e iniziative culturali in cui espone e, tra alcune collaborazioni intraprese, quella più recente con il celebrato fotografo Claudio Abate che ha selezionato, con Howtan, moltissimi scatti per opere fotografiche bellissime.

L’attuale occasione a Roma permetterà al pubblico di ammirare opere inedite in Italia e alcune non più esposte da quel lontano 2004, anno del suo esordio nella Capitale, facilitato da Achille Bonito Oliva che firmerà una lunga, esaustiva prefazione nel bel catalogo prodotto per la personale, con la serie Hell & Paradise, alla Galleria Contarte di Piazza della Maddalena a Roma, in quei decenni molto attiva. Scriveva allora Achille Bonito Oliva: “[…] Dalla Body Art all’azionismo viennese, dal cartoon alla pornografia, dalla moda al film erotico, dal sadomasochismo al voyeurismo, Howtan, con felice cleptomania, recupera stimoli linguistici da una famiglia di artisti che non sono parenti tra loro: Artaud, Kubric, Serrano, Golden, Araki, Abramović, La Chapelle, Kern. Howtan allora si pone di fronte alla nuova situazione con un’ottica che asseconda il lavoro e la mentalità del suo tempo, riuscendo a riportare nell’immagine fotografica la temporalità che governa l’arte, quel movimento eccellente che aggrega e nello stesso momento scompagina i diversi elementi dell’opera. Così la fotografia diventa lo specchio dinamico che compie una sorta di movimento verso la vita. […]”: una lettura critica, questa, ancora puntualissima.

Da questo riepilogo importante Howtan Re torna ad esprimersi in modo palese con l’arte – lui, che è pure architetto e Interior Designer – e in uno spazio che porta il suo nome e – ribadisce la curatrice – “entra in qualche misura nella sua poetica: richiamando, cioè, una sua modaltà inclusiva, che mette la condivisione e la contaminazione al centro di ogni azione e creazione”.

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