Altri ritrovamenti archeologici sotto la linea Metro C palesano scenari pompeiani a Roma

E’ lastricata di tanto patimento, ancora lungo, la via che dovrà  portare Roma ad essere una Capitale anche di una buona mobilità pubblica, azzoppata da un traffico ingestibile, da pericolose, continue buche sull’asfalto, da autobus vetusti, sciperi (evitabili?) del trasporto cittadino, da un servizio metropolitano di scarsa copertura urbana e spesso indecoroso, da un’ATAC abbarbicata su privilegi manageriali a discapito dei suoi lavoratori e degli utenti (noi)… Premesso questo, ci si mettono anche i ritrovamenti archeologici a rallentrare lo stato dei lavori. E grazie al cielo! Già, perché non ci si dovrebbe lamentare quando il sottosuolo regala un nuovo pezzo di arte e di storia alla sua città, ma considerare ciò qualcosa di cui andare fieri e da valorizzare e tesaurizzare. Sempre che tutto funzioni a dovere, senza gli intoppi e le lungaggini burocratiche evitabili e che, invece, solitamente rallentano senza senso un procedere di utilità collettiva. Ad ogni modo, come già detto, non sono i Beni Culturali il problema ma sono, al contrario, una risorsa. Così ecco che i cantieri di scavo per la realizzazione della sospirata Linea C della metropolitana di Roma svelano uno scenario inedito per la Capitale: si tratta di due ambienti della media età imperiale che contengono ancora ampie e ben conservate parti del solaio ligneo e del mobilio. Il ritrovamento è avvenuto grazie alla realizzazione del Pozzo Q15 a largo Amba Aradam, un’opera per mettere in sicurezza le vicine Mura Aureliane. Le paratie perimetrali in pali di cemento e l’ampiezza del pozzo ­– 8 metri di diametro e 14 metri in profondità, di cui 10 già scavati – hanno permesso un’indagine a quote altrimenti inaccessibili per un normale scavo archeologico.

Dopo numerose scoperte – la più recente è la Caserma portata alla luce a via Ipponio – la realizzazione della Linea C è nuovamente occasione di ritrovamenti che ci svelano una parte di segreti romani secolari e di una storia che appartiene a tutti.

I rinvenimenti mostrano le particolari tecniche di costruzione degli edifici romani e di fabbricazione del mobilio nella media età imperiale; il materiale organico presentato oggi si conserva infatti solo in eccezionali condizioni ambientali/climatiche, oppure a seguito di eventi speciali, come accaduto ad esempio a Ercolano e a Pompei, dove infatti ritroviamo delle interessanti analogie. Al momento, la scoperta del solaio ligneo carbonizzato – a causa di un antico incendio – rappresenta un unicum per la città di Roma e di cui seguiremo gli esiti e le tappe di scavo archeologico.

Testo di Barbara Martusciello
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