Roma, degrado, CODACONS e sollecitazione all’UNESCO. La situazione è seria.

Riceviamo e, affranti, pubblichiamo questa nota del Codacons che ha inviato alla sede centrale di Parigi dell’Unesco un’istanza per chiedere la sospensione al Centro Storico della Capitale del riconoscimento, prestigioso e ambito, “Patrimonio mondiale dell’Umanità”. La convenzione prevede un monitoraggio dei requisiti nel tempo e la possibilità di ritirare il riconoscimento nel caso in cui gli stessi requisiti vengano meno.

La lettera è evidentemente mossa da una reazione ed è una decisione sofferta: tutto è motivato dal degrado e dallo stato indecoroso che affligge, a dire il vero, TUTTA la città. Questa provocatoria iniziativa – lontana da partigianerie politiche e strategie partitiche – si conclude con una proposta virtuosa, uno spiraglio positivo che speriamo le istituzioni vogliano raccogliere. Non lo chiedono le opposizioni ma i cittadini, che da tempo si sono organizzati in forme di volontariato attivo per fare ciò a cui le istituzioni preposte, per le motivazioni più disparate, non arrivano.


Si legge nell’istanza del Codacons, datata 11 maggio 2017:

“Il centro storico di Roma è stato iscritto nella Lista del Patrimonio Mondiale nel 1980 ma dati statistici dimostrano che si colloca solo al 14° posto nella classifica delle città del mondo per numero di visitatori.  Da tempo ormai sugli organi di stampa e sotto gli occhi di tutti i cittadini, residenti e non, emerge una grave situazione di degrado in cui versa Roma, che rende invivibile la città […]

Perché un sito sia iscritto nella Lista del patrimonio mondiale, deve presentare un eccezionale valore universale e soddisfare almeno uno dei dieci criteri di selezione illustrati nelle Linee Guida per l’applicazione della Convenzione del patrimonio mondiale. Orbene, Roma a causa delle problematiche suesposte non possiede più i requisiti previsti dalla Convenzione per la salvaguardia del patrimonio mondiale.

Le Linee Guida, infatti, al paragrafo 132 prevedono delle azioni di “Monitoring” per cui al fine dell’inclusione di un sito nella Lista del Patrimonio Mondiale dell’UNESCO è indispensabile conservare i requisiti richiesti anche dopo l’iscrizione.

Le Linee Guida operative per l’attuazione della Convenzione del Patrimonio mondiale, ai paragrafi 192-198 del IV.C prevedono una procedura per la cancellazione di siti dall’elenco del patrimonio mondiale nei seguenti casi:

  1. a)        quando il patrimonio si è deteriorato nella misura in cui ha perso le caratteristiche che hanno determinato la sua inclusione nell’elenco del patrimonio mondiale;
  2. b)        quando un patrimonio iscritto nell’elenco del patrimonio mondiale è gravemente deteriorata o quando non sono state prese le misure correttive necessarie.

Il paragrafo 194 delle linee guida prevede anche la possibilità che il Segretariato dell’UNESCO riceva la segnalazione da una fonte diversa dallo Stato Parte interessato e, in questo caso, verificata la fonte ed il contenute delle informazioni consulta lo Stato interessato e ne chiede eventuali osservazioni e, successivamente, aprirà il procedimento finalizzato ad accertare la permanenza o meno del sito all’interno della Lista UNESCO.

Pertanto, alla luce dei rilievi e della normativa suesposti, si chiede

all’UNESCO, nell’ambito della propria sfera di competenza, di avviare la procedura di sospensione dell’iscrizione di Roma dalla Lista del Patrimonio Mondiale dell’Umanità, per carenza dei requisiti richiesti dalla Convenzione per la tutela del patrimonio culturale e naturale del 1972 e dalle Linee Guida per l’applicazione della Convenzione ex §§ 192-198”.

Afferma il presidente Carlo Rienzi, con una conclusione propositiva:

“Si tratta di una sospensione indispensabile e, speriamo, di breve durata. Ma soprattutto speriamo che la giunta Raggi sia in grado di riportare Roma a livelli di civiltà accettabili, e per questo siamo pronti a collaborare con l’amministrazione per portare avanti una lotta serrata al degrado urbano”.

Foto di repertorio // Testo di Barbara Martusciello
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