Caro lei, va a ttentà li capoccioni,
E ffiotta poi si jj’arïessce male?!
Cqua ppe sti ggiri sce sò le su’ scale
Come da le suffitte a li portoni.

Offerenno zecchini e ddobboloni
Addrittura ar zoggetto prencipale
Che ttiè in mano la penna ar Cardinale,
C’è dd’abbuscasse un carcio a li cojjoni.

Er Zegretàr-de-Stato ha er zu’ mezzano:
Questo ha er zuo: l’antro un antro; e la strozzata
S’ha da spiggne a l’inzú dde mano in mano.

Er piú ggrosso, se sa, nnaturarmente
Se vò ssempre tené a la riparata
De poté ddí cche nnun ha avuto ggnente.

Foto di Guido Laudani // Testo La Scala De Li Strozzi, di Giuseppe Gioacchino Belli (Roma, 7 settembre 1791 – Roma, 21 dicembre 1863)
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