On the Road su Via Ostiense: ex Centrale Montemartini

Italo Calvino, ne Le città invisibili, annota: “Arrivando a ogni nuova città il viaggiatore ritrova un suo passato che non sapeva più d’avere: l’estraneità di ciò che non sei più o non possiedi più t’aspetta al varco nei luoghi estranei e non posseduti.” Molto di questo passato lo scopriamo sempre attuale incontrandolo quotidianamente passeggiando per la Capitale e sovrapposto a segni più contemporanei: zigzagando tra antichi fasti in decadenza, sciatteria ma anche tanta bellezza.

Per esempio, on the Road tra gli ex Mercati Generali e la sponda sinistra del Tevere: sulla Via Ostiense, la più antica strada consolare di collegamento verso il mare, voluta per unire Roma con le saline alla foce del Tevere. Su questa direttrice, che parte dall’originaria Porta Ostiensis, oggi Porta San Paolo ed è area di movida romana – tanto è piena di locali, ristoranti e attività ricreative – troviamo l’ex Centrale termoelettrica Giovanni Montemartini, primo impianto pubblico per la produzione di elettricità a Roma sorto agli inizi del 1900 anche grazie all’illuminato Ernesto Nathan, il sindaco della città dal novembre 1907al dicembre 1913.

Questa struttura, che pareva concretizzare la visione futurista di Filippo Tommaso Marinetti e degli artisti suoi sodali (il 1909 fu l’anno di pubblicazione del 1° Manifesto Futurista), è oggi uno straordinario esempio di archeologia industriale riconvertita in sede museale. Contiene, infatti, c.a. 400 statue romane, epigrafi e mosaici provenienti dai ricchissimi depositi comunali e allestiti in maniera inconsueta, e affascinante: tra i macchinari dell’ex azienda elettrica tra i quali un’immensa caldaia a vapore ed enormi motori diesel costruiti dalla Ditta Franco Tosi di Legnano e ivi installati il 21 aprile 1933, alla presenza di Benito Mussolini, e oggi completamente restaurati.

Per info sulla Centrale Montemartini
via Ostiense 106 – 00154 Roma: tel. 060608
www.centralemontemartini.org

Accanto a queste e altre apparecchiature e ai meccanismi della vecchia fabbrica si ammirano magnifici reperti della Roma Repubblicana, dell’area del circo Flaminio, del Tempio di Apollo Sosiano, del Campidoglio, dell’Area sacra di largo Argentina, del Teatro di Pompeo, delle Domus e degli Horti dell’Esquilino, Sallustiani, Spei Veteris a Porta Maggiore.

Così, ecco, per esempio, splendidi torsi virili, sarcofagi, arredi funerari e domestici; satiri, magistrati, il ritratto di Iside (o Cleopatra), sensuali Veneri, Giunone, amazzoni, muse, due copie romane del raffinato Pothos di Skopas; reperti da un originale frontone greco di tempio, con amazzoni e quel Teseo bello e leggendario, che divenne il riformatore re di Atene; e ancora: un piccolo omaggio all’imperatore Adriano con il busto del suo amatissimo Antinoo.

Alcune versioni di Dìoniso, Dio dell’estasi e della liberazione dei sensi; una giovinetta seduta di rara bellezza; una musa che somiglia a Polimnia, la protettrice della danza, della pantomima, della memoria, della geometria e della storia, raffigurata in atteggiamento insolito per una statua, tanto è sognante e pensosa; si distinguono alcuni magnifici mosaici tra i quali quello di Santa Bibiana.

Potente nella sua grandezza domina una grande Atena denominata Velletri.

Ultima acquisizione in ordine di tempo (4 novembre 2016): i vagoni del treno realizzato nel 1858 per Pio IX, quel Giovanni Maria Mastai Ferretti, papa dal 1846 al 1878, che avviò la costruzione di alcune linee ferrate per collegare Roma ai principali centri dello Stato Pontificio, percependo quale poteva essere il ruolo fondamentale della rete ferroviaria per lo sviluppo della nazione. Il treno, già conservato nel Museo di Roma a Palazzo Braschi, ha ora una sua sala alla Montemartini e spicca per raffinatezza dei particolari ed eleganza che accoglie già un design floreale dominante nell’imminente periodo dell’Art Nouveau.

Foto di Guido Laudani // Testo di Barbara Martusciello
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